omnia mea mecum porto

Sono Calogero. Kàlos per chi mi conosce da più tempo.

L’archeoastronomia e l’ascolto radioamatoriale mi hanno abituato alla distanza. Ricostruisco un gesto compiuto secoli fa e rivolto al cielo; ricevo una voce dopo che il segnale ha attraversato lo spazio. Ciò che conosco giunge sempre in ritardo: porta il tempo del viaggio, le deformazioni del mezzo e i limiti di chi ascolta.

Mi interessa quel ritardo. Impedisce di confondere percezione e mondo, ricordo e fatti. Costringe a lavorare sugli indizi, a distinguere una traccia da un desiderio, a lasciare aperta la possibilità di avere capito male.

La scrittura prolunga quel lavoro. Comincio a mano, su un quaderno: la penna trattiene una frase abbastanza a lungo perché possa oppormi resistenza. Scrivo di lavoro, tecnologia, organizzazioni e conoscenza: cerco soprattutto il punto in cui una spiegazione ordinata comincia a perdere contatto con i fatti.

Ho lasciato i social quando la velocità della risposta ha cominciato a contare più della qualità dell’ascolto. Preferisco lettere, telefonate e conversazioni al tavolino di un bar.

Questo sito ospita alcuni pensieri che hanno raggiunto la mia mente dopo un lungo viaggio. Li accolgo con la loro incertezza ancora palpabile. La distanza può separare le cose, ma a volte le rende anche più chiare.